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Qui seminant in lacrymis in exultatione metent. Salmo CXXV, v. 5

Quando, qualche mese fa, i miei superiori mi hanno chiesto la disponibilità a venire a Bari, nella Casa per la formazione iniziale specifica dei giovani frati del sud Italia, a svolgere il servizio come rettore e parroco della basilica di Santa Fara, sono stato colto da un profondo senso di stupore; mai avrei immaginato, infatti, che, dopo aver io stesso concluso qui i miei studi di teologia, venticinque anni fa, mi sarei ritrovato a ritornare in questo luogo, perché chiamato ad offrire un servizio che potesse rappresentare, anzitutto, un’opportunità di coinvolgimento dei giovani frati, che si preparano ai ministeri ordinati nella Chiesa, in forme di iniziazione ad esperienze pastorali. 

Così, dall’iniziale stupore e, nell’obbedienza convinta a quanto richiestomi, ho iniziato a riflettere sul senso di questa nuova “chiamata” del Signore nella mia vita, arrivando a comprenderla come un regalo da parte di Dio; sono risuonate in me, infatti, le parole che san Francesco d’Assisi scrive nel suo Testamento e riferite ai primordi della sua conversione: “Il Signore mi donò dei fratelli” (Testamento, in Fonti Francescane 116).

Sì, credo davvero che il Signore mi abbia riportato a Santa Fara, volendomi dare ancora una volta, come dono gratuito e imprevisto, dei fratelli con cui condividere un cammino di fede e di testimonianza evangelica, mediante una duplice consegna: anzitutto, da una parte, dei fratelli con i quali condividere la vita cappuccina e, dall’altra parte e insieme a questi, dei fratelli e delle sorelle che formano il santo popolo di Dio, da accogliere e accompagnare verso l’incontro con Cristo Salvatore.

In effetti, la particolare prova che tutti stiamo vivendo, dovuta alla nuova ondata di contagi da covid, certamente, rende questo cammino di e da fratelli molto più arduo, ma, non dobbiamo avere paura; a fronte delle difficoltà oggettive che, certo, non possiamo negare o relativizzare, la speranza che tutto possa volgersi ad un bene che non sempre ci appare evidente deve animare ogni sforzo e sostenere l’impegno di tutti a restare uniti e ad incarnare segni concreti di solidarietà e prossimità, specialmente verso le persone più fragili e maggiormente esposte agli effetti della pandemia.

In quest’ottica, la decisione di proporre alle famiglie della parrocchia la celebrazione delle Prime Comunioni e delle Cresime, vuole rappresentare proprio un segno di speranza e un’occasione provvidenziale, per i bambini specialmente, finalizzata a far cogliere loro la dimensione esclusiva del dono ricevuto, nell’incontro gioioso con Gesù e nella conferma della fede battesimale.

Anche l’attenzione ai poveri, in questo tempo di particolare necessità, ci trova maggiormente impegnati, come Caritas parrocchiale, nell’accogliere e sostenere le famiglie, duramente provate dalla crisi economica, aggravata dalla pandemia.

Così, attingendo alla grazia di Cristo e all’ideale di fraternità che anima e stimola il comune cammino di fede, tutti insieme, fraternità cappuccina e popolo di Dio, vogliamo camminare, rendendo ragione della speranza che ci anima e sostenendoci gioiosamente con profondi vincoli di carità.

Buon cammino a tutti!

                                                                            fr. Giacomo Faustini, OFM Cap. parroco

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